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Ogni giorno, dal mattino alla sera, parliamo, ci salutiamo, discutiamo progetti di lavoro, spieghiamo, chiediamo informazioni, telefoniamo, chiacchieriamo con gli amici, spendiamo centinaia di parole in conversazioni con tante persone.

Spesso le nostre conversazioni scorrono facilmente, altre volte notiamo qualcosa di stonato nel modo di parlare del nostro interlocutore.

Può essere il collega, sempre gentilissimo, ma con un tono di voce che ogni volta ci fa sobbalzare per la sua intensità o il professionista che afferma di avere vent’anni di esperienza e durante le riunioni parla con voce esile e tremolante o ancora l’amico sorridente e gioviale che ha una voce tesa e sforzata.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati libri, corsi e film che parlano di comunicazione verbale e non-verbale e del rapporto tra le due. Spesso si parla della scelta delle parole da dire oppure della relazione tra le parole dette e i movimenti del viso, delle mani e del corpo.

Quello di cui voglio parlare qui, invece, è qualcosa che sta tutto all’interno del linguaggio verbale. Quel non-verbale che emerge mentre stiamo parlando.

Nei nostri discorsi si incrociano, infatti, due modalità di comunicazione che esprimono significati e contenuti differenti: quella della voce e quella delle parole.

Le parole esprimono cosa dice chi sta parlando, raccontano ciò che scegliamo di dire e portano informazioni e significati di tipo razionale.

Ben diverso è ciò che passa attraverso la voce. La voce esprime come parla una persona, qual è il suo stato d’animo, quali sono le sue emozioni e qual è la sua intenzione comunicativa.

Nella voce di una persona possiamo sentire entusiasmo, gioia, calma e sicurezza, oppure tristezza, rabbia, insicurezza. Possiamo intuire le sue intenzioni: comandare o condividere, invitare o respingere, umiliare o incoraggiare.
Se diciamo Ben fatto! ad una persona, possiamo avere un tono di voce che elogia e incita a proseguire il lavoro, oppure che mortifica e sminuisce in modo sprezzante. Eppure le parole sono le stesse.

La voce viene prodotta da tutto il nostro corpo che lavora e modifica il suono prodotto dalle corde vocali, lo amplifica e lo modula nelle cavità di risonanza rendendo ogni voce unica.

Per questo la voce risente dello stato emotivo e del livello di salute e di energia della persona che parla e può essere più o meno sana ed equilibrata, energica o debole, rilassata o rigida.

La voce esprime la nostra personalità, è la nostra personalità sonora, è ciò che getta un ponte tra l’interiorità di chi parla e il mondo esterno.

E’ dunque impossibile che possiamo dire una qualsiasi parola, senza rivelare le nostre emozioni o le nostre intenzioni e ciò che passa attraverso la voce è tanto potente da influenzare le nostre relazioni.

Questi due linguaggi si sovrappongono continuamente nelle conversazioni, ma la nostra attenzione di solito è molto più centrata sulle parole che sul loro suono.

Solo raramente ci soffermiamo sulla voce e di solito succede quando abbiamo qualche problema vocale oppure quando incontriamo qualcuno con una voce particolare o problematica.

Proviamo invece a farci caso, ad ascoltare le parole e ad ascoltare le voci per capire meglio le persone con cui parliamo, per cogliere il loro modo di essere e le emozioni che stanno vivendo, potrebbe essere un passo verso una comunicazione decisamente più efficace.